Sicilia in fiamme, il primato che fa paura: terza regione d’Europa per territorio bruciato
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Davanti alla Sicilia ci sono soltanto due regioni portoghesi. Dietro, gran parte dell’Europa mediterranea. Tra il 2015 e il 2025 nell’Isola sono stati percorsi dal fuoco 382.852 ettari, un dato che la colloca al terzo posto assoluto tra 186 regioni europee analizzate, dopo Centro e Norte del Portogallo.
Non è la fotografia di una singola estate, ma un bilancio accumulato anno dopo anno. Ed è proprio questo a renderlo ancora più inquietante, in Sicilia il fuoco non è più un’emergenza eccezionale, ma una presenza ricorrente.
La graduatoria emerge dall’inchiesta giornalistica collaborativa europea “The Age of MegaFires”, coordinata dalla testata greca MIIR e realizzata insieme allo European Data Journalism Network nell’ambito del progetto ChatEurope.
L'analisi ha esaminato quasi 24 mila roghi registrati dal Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi, EFFIS, in 26 Paesi e 186 regioni europee durante le stagioni comprese tra aprile e ottobre del periodo 2015-2025. I dati, quindi, si fermano al 2025 e non includono ancora ciò che sta accadendo nel 2026.
Le rilevazioni di EFFIS coprono circa il 95 per cento della superficie complessivamente percorsa dal fuoco ogni anno nell’Unione europea. Gli incendi di dimensioni molto ridotte possono infatti rimanere al di sotto della soglia di rilevamento satellitare, anche se incidono solo marginalmente sul totale. I 382.852 ettari attribuiti alla Sicilia sono inoltre un dato cumulativo, una stessa porzione di territorio può essere stata colpita più volte tra il 2015 e il 2025. Ma questo non ridimensiona l’allarme, al contraio. Se un ecosistema mediterraneo può rigenerarsi dopo un singolo incendio, il ripetersi delle fiamme sullo stesso territorio può comprometterne il recupero e innescare processi di degrado e desertificazione.
Il 2025 aveva già confermato la Sicilia come la regione italiana più colpita per il quarto anno consecutivo. Secondo ISPRA, nell’Isola sono stati percorsi dal fuoco 506,68 chilometri quadrati, il 52 per cento dell’intera superficie bruciata in Italia. Di questi, 39,67 chilometri quadrati erano aree forestali. Più della metà del territorio italiano bruciato in un anno si è dunque concentrata in una sola regione.
E il 2026 sta già aggiungendo nuove ferite. Al 21 luglio in Sicilia risultavano 328 incendi e 24.451 ettari andati in fumo, secondo un’elaborazione di Legambiente su dati Copernicus. Dal 18 al 23 luglio i Vigili del fuoco hanno effettuato oltre 1.400 interventi, con i turni raddoppiati in tutti i comandi. Il 22 luglio sono stati registrati 350 eventi incendiari in un solo giorno, dieci dei quali tanto gravi da richiedere l’intervento aereo. Le fiamme hanno minacciato case e infrastrutture tra Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Enna e Catania.
A Santo Stefano Quisquina l’avanzata delle fiamme ha costretto all’evacuazione di circa cento persone e al trasferimento dei 22 pazienti della clinica Ignazio Attardi. A Castronovo di Sicilia sono stati danneggiati abitazioni rurali, aziende, strutture e mezzi agricoli: secondo un primo bilancio di Coldiretti, sono andate distrutte almeno 800 rotoballe di fieno e oltre 130 ettari di foraggio. A Monreale una villa è stata divorata dal fuoco, altre abitazioni sono rimaste danneggiate e diversi bovini sono morti tra le fiamme. Nell’Ennese sono state evacuate decine di villette e alcuni condomini, mentre gli incendi hanno imposto anche la chiusura temporanea di un tratto dell’autostrada Palermo-Catania. Nel Nisseno, durante le operazioni di spegnimento, ha perso la vita il caporeparto dei Vigili del fuoco Alessandro Marchì.
La Sicilia è il punto più esposto del caso italiano ma nelle prime venti regioni europee per superficie bruciata compaiono anche la Calabria, sesta con oltre 143 mila ettari, la Sardegna con 60.075 e la Campania con più di 49 mila. Sommando soltanto queste quattro regioni si superano i 635 mila ettari.
Non è una classifica ufficiale tra Stati, perché esclude le regioni rimaste fuori dalle prime venti, ma mostra il peso dell’Italia nella fascia più devastata del continente. C’è poi un altro terribile primato: con quasi 260 mila ettari colpiti in dieci anni, l’Italia è il Paese europeo con la maggiore superficie agricola danneggiata dagli incendi.
Il quadro europeo è quello di un continente entrato in quella che l’inchiesta definisce “l’era dei mega incendi”, cioè roghi sempre più estesi, intensi e difficili da controllare, che da eventi eccezionali stanno diventando una presenza ricorrente.
Dal 2015 al 2025 almeno 4,5 milioni di ettari sono bruciati, un’area più grande dell’Estonia. Venti sole regioni concentrano oltre tre quarti della superficie totale percorsa dalle fiamme. Nello stesso periodo sono stati registrati 134 incendi estremi superiori a 5 mila ettari, 61 dei quali hanno oltrepassato la soglia dei 10 mila. Il 2025, con più di 900 mila ettari bruciati, è stato la seconda peggiore stagione mai registrata in Europa.
Questi sono i dati alla fine del 2025. Ma mentre li leggiamo, il fuoco ha già ricominciato a correre.
Il terzo posto della Sicilia non appartiene al passato, è l’allarme di un territorio che continua a bruciare più velocemente di quanto riesca a guarire.
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