Quando il calcio sapeva aspettare
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La stagione calcistica era terminata da poco, ma in realtà era come se fosse passata una vita intera. L'eternità dell'estate, perché l'estate degli anni '90, dopo la scuola, era uno spazio temporale sospeso, durava effettivamente quanto la percezione che noi adolescenti riuscissimo a concepire. Interminabili giorni che si susseguivano verso l'attesa della novità. I trofei dell'estate creavano una suspense romantica, perché le sorprese del calciomercato e l'arrivo di acquisti esotici, considerati già fenomeni, alimentavano una trepida immaginazione, un'attesa quasi febbrile.
Il calcio d'agosto aveva una dimensione tutta italiana, il tifoso era messo al centro dello spettacolo. Lo spettatore interagiva, faceva parte del circo. I trofei precampionato, quelli che non contavano niente ma contavano tutto, erano organizzati in maniera tale da imbastire un'atmosfera talmente affascinante che quel poco di posta in palio ad agosto potesse diventare un momento di romanticismo acuto.
Il Trofeo Birra Moretti, il Trofeo TIM, il Trofeo Berlusconi, il Trofeo Gamper in Spagna per il Barcellona, erano tutte tappe di un agosto nel quale i prototipi delle squadre, attraverso l'innesto di giovani promesse mai sentite nominare prima, scovate nei vivai e già accompagnate dalla nomina di fuoriclasse nelle rispettive formazioni, venivano trattati come esperimenti spettacolari. Ed era proprio la formula di quelle partite a renderle così affascinanti. Venivano proposte dinamiche che spesso potevi ritrovare al campetto con gli amici o durante gli allenamenti delle squadre di calcio, qualcosa che creava una sorta di familiarità con il pubblico e restituiva una sensazione di famiglia.
I tornei si sviluppavano spesso attraverso la formula dei triangolari, con le tre squadre impegnate in mini-tempi da 45 minuti. E, in caso di parità, le partite potevano essere concluse non con la classica formula dei rigori, ma con una pazzesca e ultra-pop soluzione degli shootout, quel modo di calciare i rigori "all'americana", conducendo la palla dal centrocampo con un countdown, per arrivare davanti al portiere, scartarlo oppure tirare. Uno spettacolo quasi unico.
E poi c'erano i ritiri storici, tra boschi, ruscelli e pinete. Inconfondibile l'iconica storia dei gradoni di Zeman, passando per quelli più recenti e sfiancanti di Conte, con le sue ripetute distruttive. Scuole e filosofie di pensiero che si susseguono attraverso l'evoluzione della scienza e della medicina sportiva, trasformando negli anni anche il modo di preparare una squadra.
Credo che la percezione di certe circostanze sia comunque legata a quella che ti trascini dietro dall'adolescenza, o da poco prima di essere adolescente.
Il ricordo del calcio d'agosto diventa il tuo modo di vivere quel periodo del calcio fin quando non diventi grande. E, nonostante l'età ti porti a provare innamoramenti diversi e quindi percezioni diverse, sei sempre alla ricerca di quelle vecchie sensazioni di quando eri bambino durante il calcio d'agosto. Il calcio d'agosto era pregno di una sostanza democratica che durante l'anno non riuscivamo a capire.
Permetteva a chiunque di vedere anche partite che durante la stagione erano relegate alla pay-per-view. Riuscivi così ad assistere allo spettacolo delle squadre più importanti sulle reti pubbliche. Questo creava una linea trasversale di piacere e una smania per chi, durante l'anno, non aveva potuto assaporare la visione di certe partite. Ad agosto poteva succedere anche distrattamente durante una serata con una grigliata e una televisione accesa in cucina, mentre sei in giardino e di passaggio butti l'occhio su quel campo verde. Si scontravano le due squadre che tanto aspettavi, c'era la tua squadra del cuore eppure per qualche minuto, riuscivi persino ad amare la squadra avversaria.
Credo che uno dei momenti più iconici, che rispecchino assolutamente quello che sto cercando di spiegare, rimasto impresso nelle menti di tutti, al di là della bandiera e dei colori, potrebbe essere descritto perfettamente con l'avvento di Adriano, l'Imperatore. Quel ragazzino di cui nessuno aveva mai sentito parlare che, in un momento di grande difficoltà per gli amanti puristi del calcio e, soprattutto, dell'Inter, reduce da una penuria legata anche all'assenza forzata del fenomeno Ronaldo, ci fece assistere a uno spettacolo assolutamente inopinato. In una brillantissima amichevole organizzata tra Inter e Real Madrid, a un certo punto, in quella cocente e feroce serata d'agosto, subentra un ragazzino appena diciottenne, forse diciannovenne, sconosciuto.
Alto un metro e novanta, brasiliano, portava con sé, anche attraverso la sua capigliatura rasata, l'eco di Ronaldo il Fenomeno. Mancino. Quel ragazzo entra e trasforma una partita, consegnandosi definitivamente alla storia in una sola notte. Quello che in futuro sarebbe diventato uno dei prospetti calcistici più interessanti e incredibili nel panorama internazionale. L'Imperatore Adriano salta due uomini in progressione, con un'arroganza e una superbia quasi sfrontate. Viene buttato giù al limite dell'area. Nessuno sa ancora chi sia. Lui ha il coraggio di rivolgersi a uno dei senatori dell'Inter, Clarence Seedorf, chiedendogli di poter calciare quella punizione. E, con un bolide a 200 chilometri orari sotto la traversa, insacca un gol che lo consacra definitivamente.
Questa è leggenda. Questo è il calcio d'estate. Uno sconosciuto che diventa una star.
L'avanguardismo del calcio moderno ha avuto la capacità di asfissiare il romanticismo. È stata una vera e propria escalation di violenza nei confronti della genuinità del pallone. Una citazione di Diego Armando Maradona, in una delle sue più belle apparizioni davanti ai tifosi del Boca alla Bombonera, cita "Yo me equivoqué y pagué, pero la pelota no se mancha", la palla non si macchia. Perché è da lì che parte tutto, il concetto prelibato di genuinità, è lì che affonda le sue radici questo sport e diventa esperanto dei popoli.
Il romanticismo implode nell'assenza dell'attesa, perché la stagione non finisce mai realmente. La gestione socetaria delle squadre, soprattutto in Italia, avevano una conduzione familiare, attenta al tifoso, oggi questo ruolo è stato raccattato da fondi di investimento privi di un'identità e quindi privi di un'anima capace di trasmettere valori umani a giocatori che firmano contratti milionari ancora prima di aver fatto una stagione decente.
Assistiamo ad una stagione inconcludente tra le varie competizioni nazionali, i preliminari di Champions, di Europa League, di Conference League, tour oltreoceano in luoghi improbabili del mondo, tra squadre spompate che non hanno avuto il tempo di recuperare e devono affrontare un'Odissea per accontentare i capricci dei bilanci, cosa mai esistita per anni, con l'Inter, il presidente Moratti, con Berlusconi e il Milan, la stessa Roma con la presidenza di Sensi. I bilanci erano importanti, ma il tifoso veniva prima di tutto.
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