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Morte di Simona Cinà, udienza sull’archiviazione nel giorno del suo compleanno. Il Gip si riserva

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Il pm ha ribadito la correttezza delle indagini e l’inutilità di ulteriori accertamenti, mentre la difesa ha chiesto nuovi approfondimenti medico-legali. Oggi Simona avrebbe compiuto 22 anni.

TERMINI IMERESE – Bisognerà aspettare ancora. Il GIP del Tribunale di Termini Imerese non ha assunto oggi una decisione sulla richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Simona Cinà e sull’opposizione presentata dalla famiglia attraverso il collegio difensivo dello studio Ingroia. Al termine dell’udienza in camera di consiglio il giudice si è riservato. 

Durante l’udienza il sostituto procuratore Raffaele Cammarano ha difeso gli accertamenti compiuti e le conclusioni raggiunte dalla Procura. «Il pubblico ministero ha ribadito la propria posizione - ha dichiarato a mge NEWS  l’avvocato Antonio Ingroia al termine dell’udienza -  sostenendo che le indagini siano state svolte correttamente, che sia stato fatto tutto ciò che era possibile e necessario fare e che ulteriori indagini suppletive sarebbero inutili». 

«Ha sostenuto  - ha aggiunto Ingroia - che la lesione riscontrata sul capo di Simona non abbia alcuna rilevanza ai fini della ricostruzione della morte, che le testimonianze raccolte siano attendibili e che anche la consulenza tecnica disposta dalla Procura sia completa e corretta».

La difesa ha invece ribadito tutte le ragioni dell’opposizione e ha formulato ulteriori richieste. «Non siamo soddisfatti né delle indagini svolte né degli accertamenti tecnici effettuati. Per questo abbiamo chiesto nuovi approfondimenti anche sul piano medico-legale e di procedere attraverso un incidente probatorio, con la nomina da parte del giudice di un perito che possa effettuare una nuova valutazione».

Ingroia sottolinea inoltre un passaggio processuale: «La nostra opposizione ha comunque superato il vaglio di ammissibilità, diversamente l’udienza di oggi non sarebbe stata fissata. Adesso attendiamo la decisione del GIP».

La giovane morì nella notte tra l’1 e il 2 agosto 2025, durante una festa di laurea organizzata in una villa a Bagheria. Il suo corpo era stato trovato nella piscina nelle prime ore del mattino. Il fascicolo era stato aperto per omicidio colposo contro ignoti.

Il 22 luglio scorso il sostituto procuratore di Termini Imerese Cammarano ha chiesto l’archiviazione. La famiglia si è opposta e il 12 settembre lo Studio Ingroia ha depositato un atto nel quale ha indicato una serie di accertamenti che, secondo la difesa, sarebbero rimasti incompleti o non sarebbero stati svolti.

Per i legali della famiglia, la ricostruzione proposta dalla Procura sarebbe stata condizionata da un’impostazione investigativa pregiudiziale, orientata a escludere responsabilità di terzi e a privilegiare l’ipotesi di un ingresso autonomo o accidentale di Simona in acqua, seguito dall’impossibilità di riemergere a causa dell’elevato tasso alcolemico.

La difesa ha quindi chiesto di approfondire anche scenari differenti. Tra questi, la possibilità che Simona possa essere finita in piscina a seguito di una spinta, anche per scherzo o accidentale. Durante la stessa festa un’altra ragazza, secondo quanto emerso nelle indagini difensive, sarebbe stata gettata in acqua vestita e avrebbe avuto difficoltà a riemergere, rendendo necessario l’intervento di un’altra invitata.

Uno dei punti centrali riguarda inoltre la posizione degli organizzatori. Circa ottanta invitati, ingenti quantità di superalcolici, piscina scarsamente illuminata, musica ad alto volume e assenza di vigilanza sono gli elementi sui quali Ingroia ha chiesto di valutare eventuali responsabilità colpose e la possibile violazione della posizione di garanzia nei confronti dei partecipanti.

Resta poi la contraddizione sottolineata dalla difesa tra il tasso alcolemico di Simona, pari a 2,94 grammi per litro e definito altamente tossico dai consulenti, e le testimonianze di chi l’aveva vista fino a pochi minuti prima e l’aveva descritta come lucida e in condizioni apparentemente normali. Tra gli accertamenti contestati ci sono anche la mancata datazione e valutazione causale del trauma riscontrato al vertice del cranio, altri reperti emorragici, alcuni approfondimenti medico-legali non eseguiti e la mancata acquisizione dei cellulari dei partecipanti alla festa.

Nel lavoro svolto dal collegio difensivo per l’opposizione alla richiesta di archiviazione, anche con il supporto tecnico-scientifico di una criminologa, sono emerse ulteriori criticità nella ricostruzione complessiva dei fatti. Il punto centrale resta l’impossibilità, allo stato degli atti, di stabilire in maniera univoca come Simona sia finita in acqua: nessuno avrebbe assistito direttamente a quel momento e la ricostruzione proposta finirebbe quindi per colmare un vuoto probatorio attraverso inferenze non dimostrate.

L’analisi ha riguardato anche la qualità delle dichiarazioni testimoniali, nelle quali vengono rilevati possibili fenomeni di contaminazione narrativa, uniformazione linguistica, contraddizioni interne e ricordi non spontanei. Sono stati inoltre evidenziati comportamenti rimasti senza adeguato approfondimento, tra cui alcuni allontanamenti improvvisi e le dinamiche del gruppo nelle ultime fasi della serata.

Nel loro insieme, questi elementi portano la difesa a ritenere che il quadro probatorio attuale non consenta ancora una ricostruzione lineare e univoca della dinamica e che siano necessari ulteriori accertamenti sugli aspetti rimasti irrisolti. Da qui l'opposizione alla richiesta di archiviazione.

Tutti elementi sui quali oggi il GIP è stato chiamato a valutare se le indagini possano considerarsi concluse oppure se sia necessario andare avanti.

Gli scenari restano quelli previsti dal codice: il giudice potrà accogliere la richiesta del pubblico ministero e disporre l’archiviazione, oppure ritenere necessari ulteriori accertamenti e indicare alla Procura le indagini da svolgere. Se invece dovesse ritenere già sufficienti gli elementi raccolti per procedere nei confronti di soggetti determinati, potrà ordinare al pubblico ministero di formulare l’imputazione.

Per la famiglia continua quindi l’attesa. Un’attesa che, in questo giorno, assume inevitabilmente un significato ancora più doloroso perché oggi Simona avrebbe dovuto spegnere 22 candeline. Come la sua gemella, Roberta, presente in aula insieme ai genitori. 

E resta, ancora una volta, l’appello a chi quella notte era presente. A chiunque sappia qualcosa, abbia visto un dettaglio, conservi un ricordo, una fotografia, un video o un messaggio che possa aiutare a ricostruire ciò che è accaduto, chiediamo di farsi avanti. Anche adesso.

Farlo significa contribuire a dare una risposta alla famiglia, ma anche a Simona. A un’amica, a una ragazza di vent’anni che quella sera, come tutti gli altri, era uscita di casa per festeggiare, divertirsi e trascorrere qualche ora con gli amici. Una ragazza che avrebbe dovuto semplicemente tornare a casa.
Se qualcuno sa qualcosa che non ha ancora raccontato, questo è ancora il momento di farlo.

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di Marta Genova