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Ridisegnare il mondo: dall’Africa la svolta della cartografia tra ministeri e aule scolastiche

| Notizie
L’ONU invita gli Stati a usare mappe più fedeli alle reali dimensioni dei continenti. In Italia il Ministero può intervenire sui materiali didattici, ma insegnanti e professori possono già agire stimolando il pensiero critico e mostrando alternative reali come "Equal Earth". Un gesto immediato di enorme valore culturale
Proiezione di Mercatore
Proiezione Equal Earth
La Terra in una proiezione Mercatore del 1865
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Non è soltanto una questione africana. Riguarda il modo in cui da secoli guardiamo l’intero pianeta. Il 4 settembre 2026 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato “Correct the Map”, una risoluzione che invita Stati, scuole, media e piattaforme digitali a utilizzare, quando conta rappresentare le superfici, mappe capaci di restituire correttamente le dimensioni relative dei continenti.

L’iniziativa è stata portata dal Togo, Stato dell’Africa occidentale con capitale Lomé, per conto del Gruppo africano alle Nazioni Unite. Il progetto era stato sottoscritto dagli Stati africani e indicava già nel titolo l’obiettivo di riequilibrare la rappresentazione cartografica mondiale, con particolare attenzione all’Africa.

Il 3 settembre, alla vigilia del voto, il ministro degli Esteri togolese Robert Dussey aveva riunito il Gruppo africano per chiedere sostegno alla proposta. Nella stessa giornata l’Unione europea, parlando anche a nome dei suoi Stati membri, aveva sostenuto l’obiettivo della risoluzione, precisando però che la questione riguarda la rappresentazione geografica ed educativa e non modifica confini, sovranità o status dei territori.

Il testo è stato approvato con 164 voti favorevoli, sei astensioni e un solo voto contrario, quello degli Stati Uniti. Washington ha definito l’iniziativa parte di una “agenda ideologica” e una distrazione da problemi internazionali considerati più urgenti.

A prima vista può sorprendere che sei Stati abbiano scelto di astenersi su una risoluzione che non modifica confini, non impone obblighi e chiede essenzialmente una rappresentazione più fedele delle dimensioni dei continenti. Si tratta di Estonia, Georgia, Lituania, Moldova, Serbia e Ucraina, Stati particolarmente esposti a dispute territoriali. È quindi ragionevole pensare che la cautela sia legata, almeno in parte, al timore che una risoluzione che invita a produrre e diffondere nuove rappresentazioni cartografiche possa creare problemi sul modo in cui vengono disegnati territori contestati o occupati. Non sembra casuale, in questo quadro, che l’Unione europea abbia richiesto e ottenuto nel negoziato quelle garanzie sui confini. Rassicurazioni che però, per questi sei Stati non sono state sufficienti.

Al centro della discussione c’è la proiezione di Mercatore, elaborata nel 1569 dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator per la navigazione. Non è una carta “sbagliata”. Rappresentare su un piano la superficie curva della Terra senza introdurre deformazioni è impossibile e ogni proiezione deve quindi scegliere quali caratteristiche conservare e quali sacrificare. Mercatore privilegiò ciò che serviva ai navigatori del suo tempo. La sua carta conserva gli angoli e permette di rappresentare come linee rette le rotte percorse mantenendo una direzione costante rispetto alla bussola, facilitando così il tracciamento e il controllo della navigazione. Il prezzo di questa utilità pratica è la progressiva deformazione delle superfici man mano che ci si allontana dall’Equatore.

Non si trattava dunque di rappresentare il mondo nel modo più fedele possibile nelle sue dimensioni, ma di costruire uno strumento efficace per chi doveva attraversarlo. La Groenlandia può così apparire quasi grande quanto l’Africa, mentre l’Africa è in realtà circa quattordici volte più estesa. Anche Canada, Russia e Alaska risultano visivamente sovradimensionati rispetto alle regioni equatoriali. Il documento dell’ONU sottolinea che questa distorsione riguarda anche America Latina e Asia meridionale.

 Oggi navigazione e localizzazione utilizzano sistemi e cartografie specializzate, in gran parte elettroniche. Chi continua a servirsi di strumenti analogici può naturalmente utilizzare carte progettate per la navigazione. Questo non significa che la stessa proiezione debba continuare a condizionare anche il modo in cui scuola, informazione e comunicazione pubblica mostrano le dimensioni del pianeta.

La risoluzione indica come alternativa “Equal Earth”, sviluppata nel 2018 da Bojan Šavrič, Tom Patterson e Bernhard Jenny. È una proiezione “equal-area” e mantiene corretti i rapporti tra le superfici. Non è una fotografia perfetta della Terra neanche questa, ma cambia semplicemente ciò che si sceglie di preservare.

“Correct the Map” non obbliga giuridicamente i governi a sostituire le carte, rappresenta però un indirizzo politico dell’Assemblea generale che ora dovrà misurarsi con le scelte concrete dei singoli Stati.

L’Italia è coinvolta direttamente come Stato membro delle Nazioni Unite e, parallelamente, ha aderito alla posizione comune espressa dall’Unione europea. Per il nostro Paese quindi questo potrebbe tradursi in nuove indicazioni del Ministero dell’Istruzione per i materiali didattici, in un maggiore utilizzo di mappe proporzionali nei libri scolastici e in una scelta più consapevole delle proiezioni utilizzate dalle amministrazioni pubbliche.

Il testo invita inoltre gli Stati a insegnare in modo critico le diverse proiezioni cartografiche e a sensibilizzare scuole, mondo scientifico e media sui loro limiti.

Il percorso non finisce con il voto. La risoluzione chiede al Segretario generale dell’ONU di fornire informazioni sulla sua attuazione fino alla 83ª sessione dell’Assemblea generale e inoltre stabilisce che proprio in quella sessione il tema torni formalmente nell’agenda con una voce dedicata alla rappresentazione accurata dei continenti e al rafforzamento delle capacità geospaziali dei Paesi in via di sviluppo.

L’Africa ha certamente problemi enormi e concreti da affrontare e si potrebbe quindi obiettare che c'è altro di più importante a cui pensare. Eppure, a fronte di ciò che richiede tempo, risorse e soprattutto volontà politica dei governi, esistono azioni, e in questo caso correzioni, che possono essere fatte subito e che, pur sembrando piccole, hanno un valore culturale enorme.

“Anche l’occhio vuole la sua parte” non è, in questo caso, soltanto un modo di dire. L’immagine che riceviamo del mondo contribuisce a costruire l’idea che ne abbiamo. Proporzioni, centralità, importanza e persino distanza restano impresse anche attraverso ciò che vediamo. Se oggi possiamo restituire a chi guarda una rappresentazione più vicina alla realtà delle dimensioni del pianeta, farlo è già una forma di correttezza.

Se da un lato l'intervento del Ministero sarà cruciale per aggiornare i materiali didattici ufficiali e spingere verso una scelta più consapevole della cartografia nelle pubbliche amministrazioni, la vera rivoluzione parte dai docenti. Insegnare la geografia (e non solo quella) in modo critico non richiede attese e mostrare concretamente in classe come la tradizionale proiezione di Mercatore deformi le superfici e proporre proiezioni ad aree equivalenti come "Equal Earth" è un'azione immediata dal valore culturale immenso.

di Marta Genova