Lesione midollare: un movimento di nove gradi per tornare a costruire il passo
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Un piccolo movimento del tronco, in media appena nove gradi, diventa il comando che permette alla gamba di flettersi e costruire il passo. È il cuore della tecnica sperimentata all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano su quattro giovani con lesione midollare toracica cronica e motoriamente completa.
La ricerca utilizza la stimolazione elettrica epidurale del midollo spinale attraverso uno stimolatore già disponibile in commercio. È proprio studiando le risposte degli arti inferiori durante questa stimolazione che i ricercatori hanno individuato il fenomeno alla base della nuova strategia.
Come riportato sul sito del San Raffaele, al variare dell’intensità effettivamente percepita dalle strutture nervose cambia anche la risposta delle gambe. Dall’estensione del ginocchio, necessaria per sostenere il peso del corpo, si può passare alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia, quella che consente di avanzare il passo.
Approfondendo questa risposta, il gruppo ha scoperto che il passaggio può essere provocato dalla stessa persona con una lieve estensione volontaria del busto, in media di circa nove gradi, senza modificare le impostazioni dello stimolatore.
È il principio che gli autori hanno definito “trunk-mediated control”, controllo mediato dal tronco. L’ipotesi è che il movimento del busto modifichi temporaneamente i rapporti anatomici tra le strutture nervose e gli elettrodi, cambiando così l’effetto della stimolazione. Il tronco, quindi, non muove direttamente la gamba. Diventa piuttosto parte del sistema di controllo, mentre il movimento degli arti inferiori viene generato dalla stimolazione elettrica. Non sono necessari impianti cerebrali né sensori esterni.
Lo studio pubblicato su Med - Cell Press è stato condotto nell’ambito del laboratorio MINE (Modular Implantable Neuroprostheses, nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e attivo presso l’Ospedale San Raffaele.
I quattro partecipanti, tre uomini e una donna tutti sotto i 35 anni, avevano lesioni traumatiche croniche comprese tra T4 e T7, classificate AIS A o B e motoriamente complete. Nessuno era in grado di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. La definizione “motoriamente completa” non significa necessariamente che il midollo sia fisicamente reciso, ma che non è presente una funzione motoria volontaria utilizzabile nelle gambe.
Dopo l’impianto dello stimolatore, i partecipanti hanno seguito quattro mesi di riabilitazione intensiva, progressiva e personalizzata. Il percorso è iniziato con esercizi di controllo del tronco e di attivazione degli arti inferiori attraverso la neurostimolazione, per passare poi alla posizione eretta, al trasferimento del peso e infine al cammino con deambulatore.
Tutti e quattro sono riusciti a mantenersi in piedi e a camminare con un deambulatore senza assistenza manuale né sistemi di sostegno del peso corporeo. Il punteggio WISCI II, utilizzato per valutare la capacità di cammino nelle persone con lesione midollare, è passato per tutti da 0 a 9. Uno dei partecipanti ha percorso 132 metri in 42 minuti consecutivi; tutti sono riusciti ad affrontare anche curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Tre hanno inoltre mantenuto la posizione eretta sostenendosi con una sola mano, utilizzando l’altra per semplici attività quotidiane.
Il risultato non equivale però a una guarigione dalla paralisi. Nessuno dei quattro ha recuperato durante lo studio la capacità di contrarre volontariamente i muscoli delle gambe senza stimolazione. Il movimento continuava quindi a essere prodotto dal dispositivo, ma la novità sta nell’aver trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, il movimento del tronco, per consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo.
I quattro facevano parte del trial clinico NeuroSCS, avviato al San Raffaele nel 2023 e che ha coinvolto complessivamente dieci persone con lesioni midollari complete o incomplete. L’accesso prevedeva criteri clinici precisi e una valutazione specialistica.
Questa fase della sperimentazione è oggi conclusa e non è quindi possibile candidarsi allo studio che ha prodotto questi risultati. La tecnica non è ancora una terapia ordinaria disponibile su richiesta: richiede selezione clinica, intervento chirurgico, programmazione individuale dello stimolatore e un percorso riabilitativo lungo e intensivo.
Quattro casi sono ancora troppo pochi per sapere quante persone potranno beneficiare in futuro di questa strategia. Ma il risultato apre una strada concreta: non riparare, almeno per ora, la lesione del midollo, ma sfruttare in modo nuovo ciò che il corpo riesce ancora a controllare.
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