La tragedia di Corleone e il grido delle famiglie. Caterina Cottone: «Servono percorsi e strutture, da soli non ce la facciamo»
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Il 5 dicembre 2025 a Corleone si è consumata una tragedia che ha scosso profondamente la comunità. Lucia e Giusi, madre e figlia vittime della disperazione e della solitudine, sono state trovate morte sabato dentro la loro casa. Una storia che riporta al centro il tema dell’isolamento delle famiglie e della difficoltà di trovare sostegno quando il disagio psichico diventa insostenibile.
C’è un dolore che non ha voce, fatto di sconforto e paura. «Scusatemi, ma non ce la faccio più.
Chiedo perdono a tutti» sono le parole scritte da Lucia prima di uccidere sua figlia Giusi e togliersi la vita. Una frase che racchiude la resa di un familiare che non ha più forze per assistere chi ama. Solo chi vive questo dramma può comprenderlo fino in fondo, ma possiamo provarci immedesimandoci come genitori, fratelli, sorelle. Quando all’interno di una famiglia c’è qualcuno che soffre di problemi psichici, ogni singolo componente di quel nucleo sarà coinvolto in maniera profonda dal disagio psichico. Un disagio che ancora oggi non trova giusto supporto e tutela. Era così già quarant’anni fa quando nacquero le prime associazioni di familiari per colmare i vuoti lasciati dalle istituzioni e molto poco è cambiato.
«È una questione dolorosa che merita una riflessione seria e collettiva – dice Caterina Cottone, presidente della Consulta utenti e familiari della salute mentale di Palermo e della ODV MeravigliosaMente –. Penso a un fatto accaduto in queste ore a un’altra mamma disperata. Sua figlia, affetta da schizofrenia paranoide era in piena fase delirante. La signora, da poco operata al femore, non riusciva a contenere la situazione. L’unico consiglio possibile era chiamare il 118 per l’attivazione di un TSO». Una proposta che non l’ha rassicurata, in passato aveva già vissuto il rifiuto di più SPDC (Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura) e anche questa volta è stato così.
«Chi si prende cura di queste famiglie? – continua Cottone – Chi garantisce la sicurezza, la possibilità concreta di un intervento tempestivo nei casi di grave acuzie psichiatrica? Nessuno. La responsabilità ricade sulle famiglie, lasciate sole, stremate, come la mamma di Corleone. Non ci sono strutture adeguate, percorsi efficaci, alternative sufficienti al TSO. La legge Basaglia ha restituito diritti e dignità ma oggi ci chiediamo chi abbia tutelato le famiglie. La legge sull'assistenza socio-sanitaria a domicilio, come tante altre che riguardano la salute mentale, non trova la sua piena applicazione e i diritti non garantiti si trasformano in nuovi abbandoni».
articolo pubblicato per il quotidiano la sicilia
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