Appalti truccati nella sanità siciliana, tra gli indagati un componente della commissione sul “reparto degli orrori” del Civico
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Tra i diciotto nomi finiti nell’inchiesta su un presunto sistema di appalti truccati e forniture pilotate nella sanità siciliana ce n’è uno che, più di altri, mi è saltato all’occhio. Lo avevo già letto da un’altra parte, mesi fa. Dopo qualche ricerca, eccolo lì: Paolo Bordonaro.
Bordonaro non è soltanto uno dei dirigenti oggi indagati insieme a politici e manager con accuse che vanno, a vario titolo, dalla corruzione alla turbativa d’asta, è anche uno dei sei componenti della Commissione straordinaria di verifica voluta a maggio dalla Regione Siciliana per riesaminare i casi clinici della Chirurgia toracica del Civico di Palermo, il "reparto degli orrori" finito sotto i riflettori dopo le denunce del chirurgo Francesco Paolo Caronia.
Caronia aveva raccontato pubblicamente, e poi messo per iscritto in otto esposti alla Procura di Palermo, una lunga serie di presunte irregolarità: oltre duecentosettanta cartelle cliniche con dati manipolati, venti decessi sospetti, interventi eseguiti su pazienti che non ne avevano bisogno e altri rimandati fino a diventare casi disperati.
È in quel clima che l’assessore regionale alla Sanità Daniela Faraoni – per anni direttrice generale dell’Asp di Palermo, dopo incarichi nelle Asp di Caltanissetta, Catania e all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello – firma il decreto che istituisce una Commissione straordinaria di verifica.
Il gruppo di verifica era composto da sei figure scelte tra assessorato e aziende sanitarie: Fabrizio Geraci (Assessorato regionale alla Salute), Maurizio Nicolosi (Chirurgia toracica del Cannizzaro di Catania), Eugenia Di Stefano (Medicina legale Villa Sofia-Cervello), Rosanna Intelisano (Controllo di gestione Policlinico di Messina), Salvatore Piparo (Asp di Catania) e, appunto, Paolo Bordonaro, direttore medico del presidio ospedaliero Umberto I dell’Asp di Siracusa.
Il mandato prevedeva di riesaminare tutte le cartelle cliniche dal 2020 al 2025, verificando la correttezza dei percorsi terapeutici e la coerenza delle scelte cliniche, anche negli esiti successivi in altre strutture.
Il legale di Caronia, l'avvocato Leone, a seguito di un incontro dei primi di maggio con l'assessore Faraoni, aveva dichiarato alla stampa di stare valutando un esposto alla Corte dei Conti e aveva aggiunto che un’indagine della Guardia di Finanza di Palermo aveva già rilevato “DRG falsati” e rimborsi indebiti per oltre 100 mila euro, con altri casi ancora da accertare.
Le indagini della procura di Palermo sui casi denunciati da Caronia vanno avanti: la Cassazione, lo scorso luglio, ha impedito l’archiviazione disponendo nuovi accertamenti sulle cartelle cliniche segnalate da Caronia come falsificate. L’inchiesta, quindi, è ancora in corso, insieme ai procedimenti disciplinari interni all’ospedale.
La Commissione regionale di accertamento, invece, lo scorso 23 giugno ha consegnato una relazione conclusiva in cui ha scritto: “Non si rilevano profili di censurabilità sull’attività dell’unità operativa di Chirurgia toracica” del Civico.
Volendo solo per un momento spostarci dal caso Bordonaro, alcune domande nascono spontanee: in che modo, in appena quattro settimane un gruppo di sei persone è riuscito a visionare, analizzare e valutare circa ottocento cartelle cliniche, riferite a cinque anni di attività e a interventi ad altissimo rischio e ad ascoltare direttamente i pazienti coinvolti (eventualità, questa, prevista dalla Commissione)? Che tipo di metodo, tempi, campionamento, sono stati usati? Non ci sono notizie pubbliche in merito ma sarebbe giusto che venisse spiegato ai cittadini.
Oggi uno di quei sei commissari, Paolo Bordonaro, è tra i diciotto indagati nell’inchiesta per corruzione e appalti truccati nella stessa sanità regionale, insieme al direttore generale dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone e a esponenti politici come Totò Cuffaro e Saverio Romano. Secondo la Procura, Bordonaro avrebbe partecipato alla manipolazione di atti di gara e verbali per favorire l’aggiudicazione di un appalto milionario a una società di servizi, in coordinamento con il direttore generale dell’Asp di Siracusa. Le indagini della Procura di Palermo sono state avviate circa due anni fa ed emerse pubblicamente il 4 novembre 2025 con la richiesta di arresti domiciliari.
La Presidenza della Regione ha dichiarato il 6 novembre che "segue con la massima attenzione e con il massimo rigore gli sviluppi dell’inchiesta odierna della Procura di Palermo con riferimento all’Asp di Siracusa, riservandosi di adottare i provvedimenti di competenza all'esito della pronuncia del Gip", eppure, nonostante la massima attenzione e rigore, pare non si sia ancora accorta che Bordonaro, che fa capo proprio all'Asp di Siracusa, sia lo stesso dirigente che aveva inserito nella Commissione straordinaria sul Civico.
A questo punto la domanda, inevitabilmente, è: che valore ha il lavoro svolto da quella Commissione, quando uno dei suoi membri è sotto inchiesta per corruzione in una indagine che avanti da due anni? Un cortocircuito istituzionale ed etico, che imporrebbe quantomeno di rimettere mano a quegli accertamenti e riconsiderare le loro conclusioni finché la situazione giudiziaria di Bordonaro non sarà definitivamente chiarita.
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